Con ricette trapanesi, immagini dei cibi, dei frutti, dei dolci che fanno della nostra terra un luogo speciale dove si torna con voglia... e specialmente con tanta voglia di mangiare!
Dopo aver trascorso un periodo agostano a Trapani, anche quest'anno prendo spunto per alcune riflessioni.
Riflessioni che, per la verità, sono di dominio pubblico.
Il degrado offerto dall'intempestiva raccolta dei rifiuti, specialmente nelle frazioni del litorale trapanese, e una certa dose di maleducazione civica - che ha il suo apice per le vie cittadine in una viabilità urbana "pazzoide" e senza controllo - sono solo la punta dell'iceberg dei problemi trapanesi.
Edilizia bloccata, lavoro giovanile pari a zero, opportunità imprenditoriali o commerciali ridotte all'osso, limitate nel tempo e quasi sempre isolate (e perciò destinate al fallimento)....
Attività culturale evanescente, spesso fine a se stessa o peggio volta a incrementare il consenso dei "soliti noti". A tratti "oscura", per la volontà, quasi piacere, di rimanere nell'ombra. Un vezzo tipicamente siciliano...
Certo, amici trapanesi, è sicuramente colpa del Commissario e dei poteri forti, o peggio "occulti"...
Lo Gatto? O Maltese?
Io credo che la città soffra dei mali italici, almeno quanto il resto del Paese.
Io credo che Trapani sia tra le 10 città più belle in Italia. Ed è innegabile che molto di tutto ciò lo si debba al fortunato periodo della Vuitton Cup che ha portato investimenti e notorietà. Al netto dell'inserpentarsi della criminalità, che in un contesto come Trapani e la Sicilia è un fatto tanto ovvio quanto condannabile.
Credo ancora più fortemente che abbia bisogno di maggiore rispetto. In primo luogo dai trapanesi stessi. Quelli che ci vivono tutto l'anno e quelli che - per motivazioni varie - non possono farlo.
E io credo che, oltre il mare, debba imparare a offrire nuove chances, a meno che non ci si voglia accontentare di vivere qualche altro anno sull'onda della "curiosità turistica" e non ritornare - di qui a dieci anni - alla situazione dalla svolta velica (leggasi Vuitton Cup).
Spero in una classe politica cittadina che incarni il desiderio di molti trapanesi di vivere in una città "normale".
Dove non bisogna "abusare di aspirine" per usare l'auto, dove il desiderio di un giro in bici sia realizzabile senza la paura di venire "asfaltati" anche nell'unica pista ciclabile esistente. Dove le fogne reggano per più di una settimana dopo una riparazione. Dove si possa studiare e provare a realizzare le proprie aspirazioni - anche quelle "meno consuete" del medico o dell'avvocato (e non me ne vogliano i miei amici che esercitano con passione il loro mestiere). Dove si parli di Grande Città perché l'unione fa la forza e il campanilismo logora. Dove fare i rappresentanti comunali significhi spendersi per il bene di tutti e non per quello di un paio di numeri civici adiacenti al proprio! Dove dire che la mafia è una merda non sia un problema! Dove si parli di mafia a scuola ai bambini! Dove oltre a fare le vacanze si possa scegliere di vivere! Bene! Tutti! Quanti più possibile!!!
Amministrare non è facile al giorno d'oggi. Ma serve più coraggio. Servono nuove idee. Abbandonando i "tiatrini" inutili...
Ecco, così vi saluto... Terminato lo sfogo, torno a scrivere di calcio, ricordi e "malancunia" varia! Con il cuore pieno di Trapani. Delle sue bellezze e anche delle sue nefandezze. Ma i sentimenti - come spesso ripeto - non hanno categoria e per me Trapani sarà sempre di serie A.
Tanto per non perdere l'abitudine e visto che ho qualche ritaglio di tempo in più, torno a scrivere sul mioBlog.
Sia chiaro: non ho certo tagliato i ponti con Trapani...
Mesi fa per esempio, avrei voluto - ma per fortuna ho un lavoro! - chiedervi in tempo reale il perché di tanto clamore per una serie TV.
Per me è stata un'emozione vedere in TV i luoghi in cui siamo cresciuti.
Ancora di più quando pensavo che ad ammirarli c'erano tanti altri milioni di italiani.
Molto meglio della deprimente Piovra degli anni '80, ma tagliente almeno tanto quanto, il Commissario Maltese è stato un successo di visibilità sia per la location sia per i temi affrontati.
Di mafia se ne deve parlare! E parlare e non smettere mai di parlarne... anzi torniamo - o continuiamo a farlo dove si fa - a parlare di mafia nelle scuole!
Serve a non dimenticare.
Tanti invece - a mio parere - si sono fermati a ragionare sulla superficie, criticando per il dialetto poco curato o le "scopiazzature" dall'altro commissario, quello di Camilleri.
Tanti hanno puntato il dito sugli sceneggiatori - peraltro uno di loro è trapanese - accusandoli di aver dipinto il ritratto di una città bloccata dalla mafia, dai compromessi e dalla corruzione e molti sostenevano che questo metteva in cattiva luce la città.
Poi arrivò la realtà...
Tre candidati riciclati (o bolliti) e la novità che ancora si deve capire chi era!
Programmi elettorali dove le parole lavoro e cultura erano davvero lontane dall'avere il senso che meritano.
Solito "amazzamareddu"...
Il livello "politico" della nostra città non è quello dimostrato nell'ultima tornata elettorale, che prescindendo dal finale anche all'inizio non aveva fatto ben sperare.
Comunque, adesso, voglio parlare e dare risalto (nel mio piccolissimo) a manifestazioni positive che riguardano Trapani e i Trapanesi.
Come per esempio lo speciale televisivo sulla strage di Pizzolungoin onda su Rai 3 nel format della trasmissione di Pif Caro Marziano.
Ve lo consiglio. Da far vedere a piccoli e anziani... senza paura!
E ora, basta così con la patriarcale. Almeno per il momento. Anche perché il 90% di chi aveva cominciato a leggere non è arrivato fin qui!
Per esempio Stragusto, quest'anno alla nona edizione. Una manifestazione gastronomica chenon è solo cibo, ma anche una sagra di valori Trapanesi e del Mediterraneo in generale!
Stare insieme e mangiare sono alla base della cultura mediterranea, specie in Sicilia, specie a Trapani.
Un festival che riaccende l'atmosfera degli antichi mercati, un concentrato di sapori, odori, colori, voci che, ogni anno, travolge il centro storico di Trapani.
Per di più in uno dei luoghi simbolo della città, ovvero a' Chiazza!
E poi lo Street Food fa parte di me in quanto Trapanese, e Sampitraro doc cresciuto a Pane e panelle da za' Paolina.
St'anno però, già prenotato!
A Stragusto voglio andarci perché ci sarà da pillicchiarisi l'ugna... troppo trapanese!?!? Ci sarà da leccarsi i baffi!!!
E tra un morso e un altro si parlerà di... mafia! ;-)
Pochi
giorni fa, ho ricevuto una mail da un mio caro compagno di studi liceali, con
la quale mi rimandava a un link di una lettera-appello preparata da un gruppo
di professori ed indirizzata al Presidente della Repubblica, al Ministro
dell’Istruzione ed altre Istituzioni del mondo della scuola.
Mi chiedeva di
partecipare con una firma on line e alla sua divulgazione.
Raccolgo l'invito attraverso questo mio piccolo, ma caro, spazio virtuale, in cui mi diverte
scrivere di Trapani e di cose trapanesi. E il Liceo è indubbiamente un pezzo di
Trapani, della Storia cittadina e individuale di ciascun ex allievo come me.
Di Liceo, dello Ximenes di Trapani, mi
sono occupato più volte nelle
pagine del mioBlog, scrivendo della chiusura della sede storica di Corso
Vittorio Emanuele o all'accorpamento con il Liceo Scientifico e in generale dei
miei ricordi da studente di quelle aule.
Non mi sono mai addentrato nella
questione didattica per evidenti limiti e competenze specifiche, non essendo né
un insegnante né altro qualificato avente titolo a esprimere giudizi di merito.
Per cui, anche questa volta non lo farò, ma di certo l’educazione classica, la tendenza
al ragionamento logico, l’impostazione sperimentale, il rispetto per una gamma
di valori classici consegnatami da quell’Istituto sono un patrimonio antropologico
imperdibile di cui spero i miei figli (ancora bambini oggi) potranno fruire in
futuro e in Italia.
E' altrettanto sicuro perciò che i nobili
obiettivi della taskforceperilclassicofanno parte in qualche modo del mio
retaggio culturale e non possono non essere condivisi da chi come me tra
quelle mura e su quei libri - per quanto poco sgualciti! - ha imparato tanto,
che gli è servito e continua a servire per la vita:
Per
salvare e rilanciare il Ginnasio-Liceo classico in Italia, tutto bisogna fare
fuorché snaturarlo, come vorrebbero alcuni, annacquando o sminuendo quella
‘prova chiarissima e semplice’ (Paola Mastrocola), nel suo funzionamento e per
la sua oggettività, che è la traduzione dal greco o dal latino.
In coda
al mio post, mi piace salutare tutti gli ex alunni Ximenes (specialmente i diplomati del 1999) e rimandarvi ad un altro mio post scritto qualche tempo fa in cui racconto di qualche momento da alunno
liceale, utile a capire cosa rappresenta non soltanto quel luogo, ma anche
tutto il sapere che ha contenuto
negli anni dalla sua apertura ad oggi.
Io c'andavo a "stampare"!!! Chi non è trapanese o dei dintorni penserà che ero un dipendente di una delle più grandi biblioteche siciliane, ovvero la Biblioteca Fardelliana di Trapani. No, non ero affatto un dipendente e nemmeno un assiduo frequentatore. Stampare per i trentenni trapanesi che leggono è un'espressione divertente che vuol dire "marinare la scuola"! Devo dire che l'anno della mia "prima liceo" è stato un anno "pieno" da questo punto di vista!!! E capitò qualche volta che c'andassi a leggere qualche libro su Trapani e a vedere i giornali degli anni prima. Con gli anni imparai che "stampare" non era né redditizio né promettente e quindi cominciai a lavorare prima e ricominciai a studiare dopo... lontano da Trapani, purtroppo, senza mai perdere il legame che mi tiene unito alla mia città e a tutto quello che gli gira intorno. Ora leggo con sgomento che sta per chiudere la Biblioteca Fardelliana. Effetto della legge regionale che cancella le Provincie e con esse tutte le loro partecipazioni. Quindi dopo l'aeroporto - vicenda che pare rientrata ma che stava avendo lo stesso andamento - anche la Fardelliana rischia di sparire. Dando un altro inesorabile colpo d'ascia alla Cultura a Trapani e nel nostro Paese tutto. I complottisti richiameranno le trame di un disegno - guidato dalle élite "occulte" - che a partire dal secondo dopoguerra miravaa sostituire alla società agricola italiana la società del benessere e poi il superconsumismo, per il quale la Cultura è solo d'impaccio. Sinistra e destra non c'entrano. Sarà anche filosofico o addirittura metafisico, ma alla base dell'indignazione italiana c'è questo: paura per un futuro che non offre futuro! Non scomodiamo Galileo o Leonardo, pensiamo alla visione del mondo fino alla generazione dei nostri nonni e quella che hanno i nostri figli: la mia Giorgia a 3 anni accende e spegne il computer e la Tv e sa benissimo seguire il senso di un film che impegna me. Non è un genio è una bimba della generazione dei "nati in digitale" e ha un approccio alla conoscenza assolutamente diverso dal mio. Piccolo "sillogismo da bar": se il progresso che oggi viviamo è frutto della storia e delle conoscenze che abbiamo, non curare la crescita culturale vuol dire non garantire il progresso in futuro. Ho già scritto in altri post che io non mi arrendo e nemmeno in questo caso lo farò. La Fardelliana va salvata e va salvata da noi trapanesi. Da tutti noi ovunque siamo. Le vicende sportive, e più specificatamente del Trapani Calcio in Serie B, hanno dato visibilità, ma soprattutto una coscienza di gruppo cittadino più marcata. Chi non vive più a Trapani da tempo ne sente la mancanza e soffre a vedere i tanti problemi e l'immobilismo che peraltro l'ha allontanato dalla città. Ora tocca a noi! Facciamo rumore sul web o negli uffici. Organizziamo una raccolta di fondi di liberi cittadini, muoviamoci in ogni modo libero e democratico per salvare un patrimonio di noi Trapanesi che non possiamo farci rubare dall'indifferenza o dalle scuse balorde delle crisi economiche, politiche o istituzionali.
Domani, 26 settembre, cadrà il 25° anniversario della morte di Mauro Rostagno. Io voglio riproporvi un post scritto qualche tempo fa dal contenuto ancora attuale e intitolato Mauro Rostagno... un trapanesedentro. I ricordi vanno messi sotto teca, appesi a una parete e guardati. Senza tentare di rinnovarli. Mai. (Indro Montanelli)
Parlare di ricordi mi è sempre gradito, lo si capisce leggendo qualcuno dei miei post. L'occasione stavolta è diversa, più cupa forse, ma non meno intensa. Oggi scrivo di Mauro Rostagno. Originario della grigia Torino e laureato in sociologia a Trento, fu leader politico di "Lotta Continua", ma anche “arancione” a Poona, esperienza che lo portò poi a inaugurare e guidare la comunità di recupero per tossicodipendenti Saman a Trapani. Mauro Rostagno decise di venire a parlare di socialità, di solidarietà, di lotta alla mafia, di denuncia degli intrighi mafiosi massonici e di Stato proprio nella nostra bella città, patinata dal silenzio e dalla calma economica e sociale, humus indispensabile alla mafia del terrore degli anni Ottanta. Con un linguaggio nuovo e innovativo, con un giornalismo fatto d'inchieste sul campo, scoop e cronaca dei fatti vera e mai ambigua, Rostagno parlava dal suo Tg di Rtc direttamente ai politici trapanesi, collusi o minacciati dalla mafia, incapaci comunque di amministrare e di sviluppare un territorio magnifico e pieno di potenzialità come il nostro. Attraverso le telecamere della piccola emittente privata RTC, con uno stile ironico e pungente, Rostagno intaccava quel sistema, facendo nomi e cognomi di mafiosi e collusi. Uno stile coraggioso che lo ha portato all'isolamento prima, alla morte infine, trattamento comune alle vittime della mafia. Il motivo per cui ricordo Mauro Rostagno è semplice e si ricollega a un argomento che più volte torna nei miei post. Trapani ha certamente subito negli ultimi anni un netto miglioramento dal punto di visto estetico: oggi in città e nei suoi dintorni sarebbe difficile - non impossibile - vedere un servizio di Mauro Rostagno sull'immondizia ai bordi della statale per San Vito lo Capo. Lui si concentrerebbe su quegli angoli nascosti a tutti i costi e magari lasciati all'incuria. Insomma scrivere di Rostagno serve non solo a ricordare, ma ad analizzare il presente. Cosa è cambiato dalla sua morte nella società trapanese? I trapanesi stanno meglio? Si sta meglio a Trapani? Più turisti uguale più soldi è un'equazione a favore di chi? Come si vive a Trapani? Domande le cui risposte meriterebbero molto più di qualche parola scritta su Internet in un Blog letto da qualche persona. Mauro - mi permetto di chiamarlo per nome come si fa con un amico - usava spesso dire:
Io sono più siciliano di voi che ci siete nati qua, perché ho deciso di venirci a vivere. Mauro Rostagno
Mauro Rostagno era un trapanese vero. Un Trapanesedentro. Di quelli che è davvero difficile trovare. Per tutti coloro che c'erano ma non ricordano più, non sanno e vorrebbero sapere chi è stato Mauro Rostagno, vi suggerisco un video di pochi minuti. Io ricordo i flashback di Trapani di quand'ero piccolo trasmessi da una minuscola rete televisiva locale, che trasmetteva dalla tv di casa mia ogni giorno alle 2 del pomeriggio, inverno o estate, scuola o vacanza, perché mio padre pretendeva vederla. Erano le immagini di Rtc e mi ricordo il capannone a Nubia con il simbolo della rete (quella specie di pomodoro stilizzato tagliato da una scossa). E poi Il bar dello sport, il Sarchiapone, i volti di Giacomo Pilati, Laura Spanò, Lilli Genco. E Mauro Rostagno. Tutte immagini, volti, suoni che rappresentano i ricordi di un'epoca a me ormai lontana quella della mia infanzia, ma intatta. Come intatti sono i valori di onestà, di impegno culturale e umano, che mi hanno lasciato.
Probabilmente, un'epoca meno patinata, ma in cui non mancava l'iniziativa senza ipocrisia e in cui esisteva ancora la capacità di saper guardare in faccia il potere e dirgli: "così non va bene!".
Ecco, magari in quell'anno, rinascerà un Trapanese?? Chi lo sa? Intanto aspettiamo, senza progetti veri, che ritorni un reparto maternità a Trapani.... Quelle poche volte che mi capita di avere tra le mani un documento d'identità , "mi fa strano" leggere Erice alla voce luogo di nascita... ma purtroppo non mi conforta sapere che per leggere Trapani sui documenti bisogna interpellare una persona con più di trent'anni, tranne rare eccezioni. Il punto: a Trapani non nascono i Trapanesi. Parlo con rammarico e risentimento... e con 2 bellissimi (cuore di papà!!) figli all'attivo Di sicuro, se ci fosse un reparto maternità trapanese avremmo fatto la pazzia di programmare il parto nella nostra amata città. Anche a costo di sacrifici non soltanto economici. Ma tant'è... Ma a Trapani esiste un dibattito su questo tema???Ci si interroga?Si discute? Qualcuno pensa al fatto che dal 1980 i trapanesi nascono all'Ospedale Sant'Antonio Abate sito nel COMUNE DI ERICE??? Io vorrei proprio sapere cosa dicono non solo i grandi pensatori, ma anche i trapanesi, la gente comune. Denuncio la mia totale ignoranza di iniziative in questo senso e per favore se ci fossero fatemi partecipe. Insomma, la domanda è semplice: perchè non può esserci un Ospedale a Trapani? Per favore, pregherei di non tirare dentro la storia della Grande Città - della quale peraltro sono un sostenitore. Non c'entra. Progettarlo direttamente a Trapani no eh? Troppo difficile? Ma allora, quali sono le motivazioni - o i giganteschi interessi - che stanno dietro l'impossibilità di vedere nascere di nuovo dopo 30 anni un Trapanese a Trapani? Se qualcuno conosce la risposta me la dia...
C’è una frase che proprio non mi va giù. Credo che quasi tutti i trapanesi l’abbiano sentita al proprio indirizzo almeno una volta nella vita: “Tantu unnu sai chi è sempri comu vonnu iddri…” La frase più odiosa, irritante, insulsa, ma, purtroppo, drammaticamente più significativa ed esplicativa dei modi di fare e di pensare – in una parola, la mentalità – della nostra Trapani. La storia che vi racconto è di qualche anno fa, 25 all’incirca (’88 o ’89). Allora credevo più "sfacciatamente” nei sogni. E credevo nella possibilità di poter giocare in un bel campetto verde, come quelli che si vedevano in tv. Credevo di poter risolvere quello che era uno dei problemi più importanti per me e per il gruppo di miei coetanei con una semplice lettera: il campetto di calcio! Non si poteva certo continuare a tirare calci al pallone sul marciapiede davanti la chiesa di quartiere (S.Pietro), scambiati per teppistelli, intenti alla “demolizione” di auto (anche costosissime) di signori avvocati, giudici e impegnati uomini trapanesi!!!
Allora, io e qualche altro ragazzino (mio fratello Marco, Fabio, Roberto) fummo ricevuti dal Sindaco Augugliaro, che si impegnò pubblicamente a stanziare parte dei soldi, destinati a chissà quale altro progetto, nella realizzazione di un campetto di calcio e infrastrutture connesse, nella zona dell’ex chiesa prefabbricata di S.Pietro. Oggi, al posto del campetto è stato realizzato l’ascensore per l’accesso al Bastione dell’Impossibile (che per noi era “il maresciallo”… ma questa è un’altra storia!) e nessuna struttura per bambini, ragazzi o anziani è esistente o forse è mai esistita. Così, il quartiere si è svuotato e la criminalità trova terreno fertile.
Una buona casa si regge su buone fondamenta, ma, evidentemente, a nessuno interessa dove vivere in futuro. Lo sviluppo di un territorio si nota e si produce attraverso questo tipo di interventi che garantiscono aggregazione e non degrado, cultura e non disinteresse, futuro e non oblio.
Me lo ricordo ancora quel signore che mi disse quel seccante detto. Io non risposi, ma pensai: “Si, si… parla, parla… poi viremu quannu fanno u campu”. Devo pensare che aveva ragione lui? È ovvio che non credo ciò, ma l’evidenza dei fatti dice che Trapani (ma il fenomeno riguarda un po’ tutto il Paese) vive ancora questa stagione di sonnambulismo della cultura. Lo dimostra, per esempio, la questione “Luglio musicale”: il quasi totale disinteresse della cittadinanza, di fronte alla possibile scomparsa dell’antico Ente trapanese, dà il polso di una città interessata a lustrarsi per bene per i suoi turisti (e non critico ciò), ma poco attenta ai suoi figli.
Forse, siamo destinati a rimanere terra di conquista, capace solo di offrire i suoi frutti e non, invece, di gestirli e di amministrarli a nostro vantaggio? “Tantu unnu sai chi è sempri comu vonnu iddri…” No, non credo sia sempre come vuole qualcun altro... ma purtroppo quel signore, ad oggi, ha ancora ragione.