Mangiamo Trapanese!Una sezione dedicata alla cucina trapanese.

Con ricette trapanesi, immagini dei cibi, dei frutti, dei dolci che fanno della nostra terra un luogo speciale dove si torna con voglia... e specialmente con tanta voglia di mangiare!

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lunedì 7 agosto 2017

Trapani, fimmina longha longha



Trhapani, fimmina longha longha avi seculi chi sparti u’ mari
ti c’appoie comu si t’avissi arripusari.

Trhapani, punta d’Italia, iniziu e fine,
si tterra ri curaddrhu russu comu u’ sannghu ri li vine.

Trhapani na passiàta a Loggia, u’ iucu foco a Marina,
u Scirocco potente chi fa chioviri rina.

Trhapani cu milli ‘mbrogghie e camurriùsa,
senza acqua ri vivire e suvicchiùsa.

Trhapani confusionaria,  vai n’arrè comu i curdara,
pare na’ vecchia ca facce arrapacchiàta.

Trhapani, biddrhizza sarvàggia,
si un cardellino n’chiusu ‘nta na aggia!

Trhapani, all’uittime scogghie nun s‘ncontrano sulu ru mari
Ma li speranze ri tutti nuiautri.

sabato 12 novembre 2016

Il Trapani Calcio non ci sta: la legittima difesa di Sensibile e il metodo dell'"Haja mola".

E' stata indubbiamente una settimana travagliata per il Trapani Calcio. Giocatori, addetti ai lavori, dirigenti, giornalisti e tifosi. 

E' sotto gli occhi di tutti che il momento del Trapani Calcio è delicato e forse - è l'ansia di chi ama - manca davvero poco per rendere irrimediabile il cammino dei granata verso un'inesorabile retrocessione.

Ho ascoltato con molta attenzione la conferenza stampa del DS Sensibile, ma più che alle sue dichiarazioni, mi sono soffermato ad ascoltare e trascrivere le domande dei giornalisti trapanesi in sala stampa. Loro che - in qualche modo - rappresentano anche la voce dei tifosi granata, oltre che la fonte della loro stessa informazione.

Se volete potete scaricare il riassunto delle domande (e risposte) della conferenza stampa cliccando qui.

Amici miei, tifosi granata come me. Non so voi, ma io sono perplesso.

Perplesso dal livello di frustrazione che si sta toccando nell'ambiente granata, che pare diviso tra tra i "sensazionalisti" - quelli che hanno innescato la legittima difesa della società - e gli "ossequiosi" - che mi ricordano tanto quelle vecchie zie trapanesi che davanti ti fanno a facci ruci e poi pi darrè... (il detto continua in modo un po' più volgarmente, ma io non intendo fare polemica o offendere qualcuno). 

Sensibile ha parlato di divagazioni sul web, facendo precisa allusione a quanto riportato da alcuni giornalisti trapanesi e non soltanto ai commenti della tifoseria sui vari gruppi di tifosi su Fb o sotto la curva allo Stadio.

Da tifoso commentatore, o più semplicemente blogger, mi piace intervenire nel dibattito un po' come se fossi al Bar a Trapani prendendo un caffè, chiacchierando con i miei amici e tifosi come me.

E allora, da tifoso, mi chiedo che informazione è divulgare notizie "percepite" da "amici degli amici" come quelle sulla cessione della società? In nome di quale bene comune del Calcio trapanese vengono riportate?

Mio padre - buon anima - era abituato a chiamarli "giornalai" e non giornalisti, per la loro peculiare capacità di far diventare "cuttigghiu" ogni questione della vita trapanese. 

Poi c'è la Società. Giorni fa mi chiedevo con chi ce l'avesse Cosmi quando parlava di "pochi che stanno esultando ora che le cose vanno male".

Poi sono venute altre partite e purtroppo altre sconfitte. Soprattutto è sopraggiunta la remissività dell'ambiente alla situazione. 

Alla quale in risposta - dopo aver sopportato, dopo aver supportato - tutto l'ambiente esterno alla società ha reagito solo domenica scorsa, con i fischi e la contestazione aperta.

Di mezzo una conferenza stampa ipercritca di Cosmi, articoli giornalistici "infamanti", nervosismo a fette.

Fino alla conferenza stampa di Sensibile. Che mi ha aperto gli occhi.

Insomma, cari amici, Sensibile è stato chiarissimo. Lo ha saputo spiegare bene attraverso le parole, ma anche e soprattutto senza. 

Io ho capito. 

Ho capito che se mentre tessi una rete te la strappano - magari non volendo - i tuoi stessi operai che lavorano con te, prima di buttarla a mare devi ripararla. 

E se devi andare per forza a pescare, sai di non poterla riparare da solo, ma devi pretendere l'aiuto - o il lavoro - di tutti, sopratutto di quelli che lavorano con te. Possibilmente in silenzio. 

E' un vecchio metodo, che vorrei chiamare alla trapanese "Haja mola"... 


http://www.favignana.com/favignana_la_mattanza.html
Quello dei tonnaroti nelle mattanze, i quali, per coordinarsi nel tirare le reti per far emergere i tonni, intonavano il canto tipico dell'Haja mola. 

Prima o poi la costanza del nostro Ds farà emergere i "tonni" e le cose torneranno ad andare bene.

Io ci credo perché ho visto una persona "incazzata ma determinata" a raggiungere un obiettivo fondamentale per Trapani e i tifosi trapanesi: la Serie B!

Non dimentichiamoci del Campo Aula, delle promozioni in B svanite ogni trent'anni e di un sogno che generazioni di trapanesi hanno coltivato nel corso di un secolo di Storia. Alcuni senza riuscire a vederlo realizzato. 

Io ci credo. Continuo a credere in quel sogno di mio nonno e di mio padre. E continuo a tifare Trapani, incazzandomi e soffrendo, ma senza alimentare polemiche.

Ma io non sono giornalista, sono un tifoso!

Cu ioca ioca, sempre forza Trapani!

Trapanesedentro

mercoledì 26 ottobre 2016

A' marturana di Mariella. Tramandare la trapanesità.

Iò a' marturana unn'a sacciu fari. 

Mi piace cucinare e mi diletto a preparare e postare sul mioBlog articoli sulle ricette trapanesi, sulle delizie della nostra tavola. 

Ho anche creato una pagina a posta: Mangiamo trapanese...


In ogni caso, nel "mio repertorio" non c'è la ricetta della frutta marturana. 


L'odore dell'impasto dolce di zucchero, mandorle e aromi col quale si creano i "frutti", ovviamente, mi riporta al periodo ri' morti. 


Sapete ci sono odori che non riportano alla mente solo ricordi, ma in generale periodi, pezzi di vita. 


Mi ricordo con "dolcezza"... il sapore della marturana mangiata il giorno dei morti. Noi la compravamo dalla pasticceria Rinascente o da Bellezza o da Renda o da Culicchia. Avevamo ampia scelta a quei tempi al Centro storico, al Rione San Pietro.

Chiamarlo prodotto tipico locale è limitativo e limitante. Tipiche della Sicilia sono le mandorle che in primavera colorano le valli occidentali e orientali. Tipico è fare le forme della frutta o degli oggetti di uso comune. Il ricordo della marturana mangiata quel giorno è parte del mio modo di essere. 



Proprio da Culicchia c'erano i pupi ri zuccaro. A me non li hanno mai regalati. Me ne parlavano mia madre e mio zio in quelle sere d'estate affacciati al balcone che era tradizione nell'immediato dopoguerra regalarli ai bambini di quei tempi per i qualu i dolci erano un regalo ancora gradito. 

E poi c'era u giro o Cimitero.

A Trapani la visita dei cari estinti ha un sapore catartico. A "casa mia", non mancava anno che non si facesse. Può sembrare tenebroso, ma in realtà è stato il modo con cui ho avuto fin da piccolo presente il mio albero genealogico, la mia origine. Un di più al "solito" album fotografico. 

Continuare a festeggiare Ognissanti e i morte, oggi è importantissimo. 

I sociologi parlerebbero di un fenomeno sociale collegato alla glocalizzazione (termine usato in luogo di globalizzazione,  di cui non se ne sente più un gran parlare come anni fa,  probabilmente, perchè la stiamo vivendo in tutte le sue forme). 


E ci spiegherebbero che a fronte della tendenza delle società a globalizzarsi, ovvero ad avere sempre più tratti in comune tra di loro, in esse molto spesso nascono e crescono forme di "radicalizzazione" degli usi e dei costumi di una parte dei suoi componenti.


Ecco, allora, che oggi mantenere le tradizioni diventa quasi qualcosa di esistenziale. Per me rimane un modo per dimostrare a me stesso - e oggi anche ai miei figli - di avere un carattere, un'identità.

Siete d'accordo con me che nella marturana c'è molto di più di "dolcetto o scherzetto"? 

Preferisco un po' di marturana, magari su una bella fetta di cassata siciliana, simbolo di sicilianitá... ma anche della mia trapanesitudine. 

E la colpa di uno dei miei attacchi di trapanesitudine più recenti - che sfociamo in questo post - è di Mariella, una mia cara amica che sa fare a' marturana e me la spedirà. Se volete potete contattarla su fb o cliccare direttamente qui sotto.  


Per concludere il mio post volevo chiarire che qui - sul mioBlog - non troverete la ricetta ra' marturana. Ormai informarsi su come farla è facile con Google. Oppure potete chiederla a Mariella... :-) 

Io continuo "solo" a ricordare. A cercare di tramandare un pezzo di tradizioni trapanesi. 

E a mangiare marturana il giorno dei morti. Il mio modo di vivere le tradizioni della mia terra.

domenica 4 settembre 2016

Cùscusu ri' pisce a trapanise


Erano anni che chiedevo ad Anna, mia suocera, di farmi vedere. 

Non era mai successo. 

Un po' perché in pochi giorni di permanenza a Trapani . come di solito accade - non è mai facile coordinarsi. Un po' perché la ricetta del Cùscusu ri' pisce a trapanise è quasi un segreto da custodire gelosamente, è un'arte da imparare.

Ma ci sono riuscito. L'ho visto fare, l'ho fatto anche, anzi lu ncucciae!

Andiamo con ordine perchè prima della ricetta si devono spiegare alcuni modi di dire che fanno parte non solo del dialetto trapanese ma anche delle tradizioni della città tutta. Quindi pazientate un attimo, prima della fotoricetta e dell'elenco degli ingredienti!

Per prima cosa, si diceva: non cuscùs ma cùscusu! La dizione è importante!

Poi, in secondo luogo, u cùscusu non viene preparato, nè viene fatto, ma si 'ncoccia! Il procedimento è molto più semplice di quel che si crede o si possa dire. E serve a creare dei grumi grossolani di simmula (la semola di farina). Lo vedrete meglio nella fotoricetta.

A proposito, nella foto vedrete u' lemmo cioè il recipiente di terracotta verniciata a svasare che che serve a contenere la semola già lavorata, ma non vedrete a' mafaradda cioè l'apposito recipiente di terracotta verniciata a fondo piatto e bordi svasati dove s'incoccia u' cùscusu.

E poi ancora u cùscusu spunta... e su questo punto non ho molto da spiegarvi, ma dovete continuare a leggere per capirlo!

A questo punto, posso iniziare a raccontarvi come abbiamo fatto... 

Parlerò al plurale, ma in realtà è tutto merito di Anna! Che per la privacy non si vede in foto, cioè s'affrunta! Anna è anche la nonna della bimba che invece vedete in foto, ovvero Giorgia, mia figlia.  

Ad Anna vanno i complimenti perchè 2 kg di cùscusu sono stati spazzolati in meno di 30' da 10 persone di cui 2 bambini! 

Mi raccontano che u cùscusu era una cosa di famigghia e tutto quel che leggete in questo post è frutto dei suoi ricordi... o di quello che c'ho capito io!

Iniziamo...

 
Abbiamo messo un bel pizzico di sale in circa un litro d'acqua. 








Poi ne abbiamo versato un po' dentro a una ciotola. E' servita a inumidire la semola di volta in volta.







Poi Anna ha versato la semola in una ciotola più piccola (sarebbe stata a' mafaradda)  e cominciato a lavorarla con le dita.

In questo modo si sono formati dei grumi di varia consistenza, ma comunque piccoli. 






Ecco, questo si dice ncucciare u cùscusu!





Naturalmente, una volta finito di incucciare a simmula rintra a mafaradda (ora anche i neofiti dovrebbero capire), si passa rintra u' lemmo.








Il procedimento è tutto qui... si fa per dire perchè io c'ho provato e - si! che non è difficile - ma di sicuro è abbastanza lungo. E nella foto sopra vedete il risultato di mezz'ora di lavoro di polso e dita. 

Fine prima parte. 

Adesso si passa alla conza.

Una volta ncocciatu u cùscusu si deve condire (cunzarlo). 

Si! Si deve condire "crudo". La sua cottura avverrà infatti al vapore dentro a pignata cuscusu! Il cui funzionamento vedremo appresso.



Si deve condire a crudo con cipolla tritata, prezzemolo tagliuzzato, cannella, pepe, peperoncino e olio.













Prima di lasciarlo ripusare, l'abbiamo messo dentro a pignata cùscusu e c'abbiamo messo sopra dei gamberetti di Mazara.









Nella tradizione U cùscusu ri pisce a trapanise va cotto a vapore na pignata cùscusu, ovvero due pentoloni di terracotta che si incastrano tra loro. 


 Nella tradizione, si diceva, sono entrambe di terracotta e vengono "sigillate" attraverso una "guarnizione" che è un impasto di acqua e farina.

Nella foto affianco vedete il pentolone in basso (in inox in modo da diminuire i tempi di cottura con la stessa resa della terracotta) dove c'è l'acqua in ebollizione e il pentolone in alto che contiene il cùscusu sul cui fondo piatto sono ricavati dei buchi che permettono al vapore di passare e cuocere a' simmula.




                                                     







Fine seconda parte. 

Andiamo con la terza e ultima parte...

U' cùscusu ora va fatto ripusare. Infatti, dicevo che la preparazione della ghiotta ri pisce, la terza parte, l'ha fatta Anna l'indomani mattina.

Come prepararla mi è ancora un mistero - nel senso che l'ha fatta Anna la mattina presto quando tutti dormivano - ma vi garantisco che il suo sapore era fantastico. E i pesci che vedete nella foto di sotto me li sono mangiati tutti io... 



Diciamo che, pressappoco, Anna ha fatto una ghiotta con 2 kg di pesce da zuppa dove c'erano merluzzi, spigole, orate, sampietro, scorfanetti. Tutti pesci adatti a fare ghiotta! Mancava qualche 
capone o un grongo (u' runco in trapanese), o serrana (a' sirrania in trapanese), o triglia.

Anche la ghiotta ha il suo procedimento. Bisogna fare una trita di una grossa cipolla, farla appassire in olio di oliva dentro a un tegame più largo possibile e alto almeno 25 cm. Quando la cipolla è appassita, si aggiunge un trito di prezzemolo e 2 spicchi di aglio tritati.
Poi, vanno aggiunti un bicchiere di vino bianco, i pomodori rossi pelati e tritati. 

Appena il sugo si sta asciugando va aggiunta l'acqua, i pesci, il sale e il pepe e si lascia cuocere per 10-15 minuti a seconda del pesce. Poi u' broro va filtrato e messo nelle ciotole. Servirà per condire u' cùscusu.

Fine terza parte.

Adesso tutto è pronto per essere servito. Peccato che non si possa "scrivere" il profumo e il sapore del nostro cùscusu, ma era davvero buonissimo.

Ah già! U' cùscusu spunta... me l'ero quasi scordato! 

Dopo aver fatto ripusare u' cùscusu bisogna cuocerlo nella cuscusièra. Dovete cioè passare u' cùscusu 'ncucciato dal lemmo alla pignata cùscusu, unendo la parte superiore con la parte inferiore della pignata. Quando l'acqua bolle... u cùscusu spunta! Da quel momento, il fuoco va abbassato e la cottura dura per un'altra ora o giù di lì!

Insomma, U cùscusu ri pisce a trapanise è pronto! Asssittative a manciari!!!

Bonapetitto!!! ;-) 

domenica 19 gennaio 2014

La mia Processione

Come spieghereste a un milanese o a un altro siciliano che "vi sentite trapanesi"? 

L'appartenenza non è certo un qualità innata. Diceva Giorgio Gaber in una sua celebre canzone così intitolata:

"L'appartenenza non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé"


Se devo far capire a un milanese o a un altro siciliano perché, prima di sentirmi italiano e siciliano, io mi sento trapanese userei due parole: I Misteri.

Chi li ha portati, chi ricorda "i scinnute", "i sciute", " i trasute", i "ciuri pa Maronna", l'"annacata sutta u Viscuvo", chi da piccolino preparava i "misteri in miniatura", chi ha pianto mentre "annacava", chi piange ancora quando prigioniero dietro uno schermo asciuga le lacrime al suono delle bande che accompagnano le "vare", chi telefona a casa ai parenti per sentire "a musica" per telefono, chi a ogni "marcia chi attacca" comincia a dire:"ma chissa è a Vella o u Ione? No iò rìco è u' Pax", chi ricorda il profumo della cera a terra e il rumore delle gomme delle auto che la mattina "cigolavano" per le vie del centro storico...

"L'appartenenza non è lo sforzo di un civile stare insieme 
non è il conforto di un normale voler bene 
l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé"

E allora avrà anche avuto ragione mons. Plotti - ex amministratore apostolico della Diocesi - a dire che nella processione "
non c'è un messaggio che viene percepito, per cui, talvolta, diventano folclore un po' kitsch", ma alle parole "un po' kitsch" sostituirei "molto trapanese"!!! E alla parte "non c'è un messaggio che viene percepito" sostiturei " i trapanesi dicono chi sono durante la Processione dei Misteri"

Appello al Vescovo S.E. Mons. Pietro Maria Frangelli. Torneranno gli "incappucciati" alla Processione dei Misteri? La tradizione di far sfilare per le vie di Trapani uomini coperti in volto è antica di qualche secolo e risale ai primordi della Processione, quando ancora i Misteri erano organizzati dalle Confraternite. Non c'è alcun richiamo massonico o altre fesserie varie. 

Comunque...


Io non so se è blasfemia, ma religione o no, giusto o sbagliato, fenomeno culturale o no, la Processione dei Misteri è la fotografia - forse sì folkloristica e dilatata - di Trapani e dei Trapanesi.

Ho scritto perciò della mia processione, sapendo di aver fatto una forzatura evidente. La processione dei Misteri non è di nessuno. Non è dei Trapanesi, nè di quelli belli nè di quelli brutti, nè dei lanzati, nè dei tasci. 

E' un patrimonio dell'umanità. E' di tutti e di nessuno. Rappresenta la Fede e il Folklore. E' un flashback, è un'istantanea di noi, dei nostri avi e della nostra progenie. 

Mostra il presente che è scolpito nel passato. E nel presente mostra che ci saremo.
Parla di alcuni tratti di Trapani che non ci sono più. La tela e la colla hanno unito una storia di uomini che va aldilà di quel che vediamo. Non solo religione. E' di più.

Io ho dato soltanto un mio punto di vista. Ho condiviso alcune foto - non recentissime, ma sono le ultime che ho trovato nei miei hd - e sopratutto le mie emozioni, comuni credo a tanti altri trapanesi in giro per il mondo. Per lenire la trapanesitudine e portare avanti le tradizioni e la cultura della mia terra madre.

In questa pagina vi racconto la Processione dei Misteri. Non pretendo di fare il conoscitore della Processione. Per quello vi rimando al sito di Beppino Tartaro La Processione dei Misteri e a tutti gli altri dedicati alla storia e alla cultura di Trapani. 

E allora vi racconto La mia Processione, che da oggi è una nuova pagina del mioblog. 





venerdì 13 dicembre 2013

A Santa Lucia si mancia la cuccia...

"Và susitivi ch'è tardu, v' addumativi a cuccia, e s' un minni rati a mia, a pignàta vi scattìa"

Certo, ai più può essere difficile la traduzione. Ma - mi auguro - per tanti altri sarà bello ricordare una tradizione di quand'eravamo piccoli. 

A me ricorda la mia nonna materna, Nonna Dina, che già in passato ha ispirato qualche altro mio post.

Tutta la sua vita per me è stata memoria storica di una Trapani ormai visibile solo nelle cartoline ingiallite e rovinate dal tempo e - si direbbe - dall'incuria di noi picciotti ru annu che non sappiamo e non abbiamo saputo tenere alle nostre origini.

La mattina di Santa Lucia c'era una colazione diversa. Sarò sincero: non l'amavo particolarmente. Il sapore rustico del frumento cotto riusciva a piacermi solo con tanto zucchero e poco vino cotto. La cuccìa, insomma, era sì tradizione, ma in effetti non così accattivante da sostituire il mio latte e caffè quotidiano che mi serviva per un'altra giornata nel mio Liceo.

Oggi, a distanza di qualche anno ormai e lontano da Trapani, la tradizione si è perpetuata e a casa i miei figli hanno mangiato cuccia e arancine, stasera mangeremo riso al forno e nessuno di noi mangerà pane come segno di devozione alla Santa.

Vecchie tradizioni, si dirà. Chi se ne importa oggi di tutto ciò?

Io continuo nella mia opera: ricordare, ricordare, ricordare. Per non perdere ciò che siamo stati e per costruire ciò che saranno i nostri figli. Il futuro non può essere patinato e sfuggente. 

Riappropriamoci del passato per costruire il futuro!











domenica 10 novembre 2013

I mufuletti di San Martino, tradizione trapanese

Quando frequentavo le Scuole Elementari, a San Pietro a Trapani, i scole San Petro (allora era il 1°Circolo Didattico, ora chissà come si chiamerà), la maestra ce lo spiegò e da allora ci faccio sempre attenzione. L'11 Novembre è l'estate di San Martino. 


In effetti, a Trapani, negli ultimi anni, è un po' più difficile notare che ci sia, dato che il clima sembra essersi davvero tropicalizzato al punto da sentire che ancora oggi fa caldo quasi estivo. Beati i trapanesi residenti in città!

E per San Martino a Trapani c'è un'usanza, come per tutte le belle feste della nostra tradizione: i "mufuletti". 

I "mufuletti" sono un tipo di pane preparato a Trapani (in altre parte della Sicilia vengono fatti anche per i Morti) per la festa di San Martino. Io ricordo che, fin quando vivevo a Trapani, lo mangiavamo ogni anno. Forse un po' più che un'usanza... L’etimologia potrebbe essere francese da 'muoflette', morbido, o da 'mouflard', paffuto, comunque è un tipo di pane davvero buono come tutto il pane fatto a Trapani e in Sicilia tutta. 

Il pane siciliano da solo può sostituire un pasto. Noi lo compravamo in un fornaio in via Mercè (non so se ancora esiste, non ci passo da anni) che aveva la classica vetrina dove in mostra c'era il BendiDio: i vasteddre, u' cucciddrato, i cabbuci, e  poi i focaccie, i treccine cu' zuccaro, a pizza ru furnaro (quella che i palermitani chiamano sfinciune)... ho l'acquolina in bocca!!!

Poi ci sono i pani votivi, quello di San Giuseppe e quello di san Biagio, che a Salemi diventano movimento di tutto un paese.

Per me, purtroppo anche quest'anno, i mufuletti rimangono un ricordo di un tempo che non c'è più e che compone solo i miei ricordi, tutti trascorsi a Trapani. O forse, sono un po' più di un semplice e sentimentale ricordo.

Qualche giorno fa, infatti, è stata la festa dei Morti. Certo sembra strano scriverla così, ma molto meglio che dire Halloween... molto meglio che farsi conquistare da feste estranee alla nostra tradizione, ma soprattutto vuote di alcun significato a differenza della festa dei Morti, per esempio, che tradizionalmente aveva il compito di tramandare il ricordo delle generazioni che non c'erano più nel tentativo di dare qualcosa alle nuove. E, quindi, anche a Udine, dove vivo, ho mangiato la martorana e le noci. E mia moglie ha pensato a sistemare sotto il cuscino di nostra figlia  u' cannistru, un pacchettino con frutta secca, cioccolatini e altri dolciumi come la frutta di martorana, appunto, portato dai Morti... 

Potrà sembrare retrò, ma ci crediamo. Crediamo nel valore delle tradizioni, nel senso dell'appartenenza, non solo geografica ma soprattutto di valori, di credenze, di modi di essere. Trapanesitudine!

E scrivere dei mufuletti, per San Martino, serve a questo... scrivere per tramandare... tramandare per non soccombere alla globalizzazione delle menti!









martedì 13 marzo 2012

La Discesa dalla Croce

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Alle due non vengo a Santa Maria del Gesù... c'è a sciuta ri Misteri!E invece quando c'andai, capii che mi ero perso qualcosa di unico.
Alle due del pomeriggio del Venerdì Santo a Trapani nella chiesa di Santa Maria del Gesù, davanti l'altare del Crocefisso, si celebra la Discesa dalla Croce. Non un rito, non una rappresentazione teatral-popolare, non un raduno folkloristico.

Alle due del pomeriggio del Venerdì Santo a Trapani, i Trapanesi, i Sampitrara, da secoli, custodiscono e tramandano l'Amore e la Passione del Cristo, svolgendo in Suo onore delle vere e proprie esequie funebri, che dimostrano il dolore del loro animo in una celebrazione religiosa, sentita e vera. Parteciparvi ha un sapore strano, si direbbe catartico.

Quel che avviene è la vera e propria Deposizione di una statua del Cristo dalla croce. I gesti, accurati e marziali, i movimenti, lenti e liturgici, certamente non sono quelli del fatto storico così come si compì sul Golgota. Ma hanno la caratteristica di rendere vivo un rito e di adattare al qui e all'ora quei fatti storici tanto importanti per l'intera Cristianità.

Nella chiesa di Santa Maria del Gesù, il Venerdì alle due, mentre Trapani si concentra nella Processione dei Sacri Gruppi dei Misteri che celebrano fino al Sabato la Passione di Cristo, un gruppo di Sampitrara perpetuano la tradizione e danno onore al momento in cui il corpo di Cristo venne deposto.

Quella statua, abilmente scolpita con le braccia snodabili sull'articolazione delle spalle, viene discesa con cura grazie a un lenzuolo bianco e deposta su un letto per l'adorazione muta e dolorosa dei tanti che si trovano in quei luoghi.


http://www.processionemisteritp.it/discesacroce/discesadellacroce.htm#
Fa un certo effetto vedere le lacrime di molte persone, ma quella è la sensazione suscitata dalla celebrazione che maldestramente tento di descrivervi.
Quest'anno, spero di poter tornare a essere presente a quel momento pieno di sensazioni, che arricchisce l'animo e fa onore agli uomini.