lunedì 28 ottobre 2013

Il teatro che non c'è più... storia trapanese di Non cultura

Era un gioiellino. Non c'è più da quando le bombe della Seconda Guerra Mondiale colpirono Trapani, rovinandolo per sempre.

Trapani fu pesantemente bersagliata dall'aviazione alleata (inserisco a proposito un link su youtube dell'amico Giuseppe Rallo, interessante e ben fatto) e il suo centro -  la zona del porto - fu sventrato.

Non è difficile, se ci si addentra nelle viscere del Casalicchio, il quartiere San Pietro, il più antico della città, il mio quartiere d'infanzia, vedere (oggi meno, molto più fino a un decennio fa) segni tangibili di quei giorni: palazzi semidistrutti e palazzoni che spuntano dal nulla, manifesto dell'edilizia poco illuminata che colmò le buche causate dalle bombe con il cemento e niente più.

Quel cemento ricoprì e prese il posto di opere d'arte e pezzi di città che erano pezzi di cuore pulsante. Luoghi che per generazioni di trapanesi avevano rappresentato tutto. Come per esempio la storica sede dei Misteri, la chiesa di San Michele, che sorgeva in luogo dell'odierno Istituto Tecnico Commerciale "S. Calvino" nell'omonima via San Michele. 

Ma gli esempi sono innumerevoli e sembrerebbero calzare tutti per avvalorare la tesi che i Trapanesi non sono interessati alle loro tradizioni e molto meno alla loro Cultura. 

E' vero? E se lo fosse, è sempre stato così? 

Chi conosce la storia di Trapani o ne appassionato, sa certamente che la risposta è NO! 

E' vero che non tutti i Trapanesi - specialmente chi governa o amministra -  vedono l'importanza di questi temi, ma una certa parte che ama in silenzio, cerca di mostrarsi e di mostrare che non dimentichiamo mai il posto dell'anima

Ne sono prova i vari siti sulla storia, cultura e tradizione trapanese che non demordono e continuano.

Ma torniamo al titolo del post. 

La storia del Teatro Garibaldi di Trapani è insieme una storia di orgoglio e di delusione cittadina. 

Alla metà degli anni '20 del 1800, si cominciò a parlare della costruzione di un teatro a Trapani.



Il primo progetto naufragò e si dovette aspettare vent'anni per riparlarne. 

Nel 1843, visto l'immobilismo del governo centrale, i Trapanesi decisero di ricorrere a una pubblica sottoscrizione per la realizzazione dell'opera.

Il "Real Teatro Ferdinando" venne inaugurato il 15 ottobre 1849. 

Meno di cento anni dopo, nel 1946 l'Amministrazione Comunale decise di vendere l'area per un totale di circa 4.000.000 di lire.

Era un gioiellino.

Gli interni del Teatro Garibaldi di Modica. La storia della sua costruzione somiglia in parte al Teatro trapanese. 
(http://www.isicily.eu/wedding/location-matrimonio-a-modica-il-teatro-garibaldi)


I suoi interni, sullo stile dei piccoli teatri che sul finire del 1800 nascevano in tutto il Regno delle due Sicilie, non erano sfarzosi, ma sobriamente eleganti e caldi.

A raderlo al suolo completamente furono i Trapanesi stessi... la discendenza di coloro che ne avevano voluto tanto fortemente la costruzione! All'indomani della Seconda Guerra Mondiale decisero per la demolizione e sostituzione con un altro palazzo, oggi sede della Banca d'Italia.



Piccola curiosità: le colonne del teatro Garibaldi (donate dal Comune all'epoca della costruzione) sono rimasta a lungo davanti all'ingresso principale della Basilica dell'Annunziata di Trapani... usate come panchine per i trapanesi!


E' un po' una storia che si ripete nelle vicende trapanesi.

Come quelle riguardanti l'ex Convento dei Gesuiti di Trapani, ovvero sede storica del Liceo Classico "Leon
ardo Ximenes", istituto di formazione di generazioni di trapanesi, illustri e meno illustri, nonché il mio Liceo.

Già nel 2008, scrivevo di Liceo. Quando, appunto, gli studenti vennero dirottati nella sede attuale di Viale Duca d'Aosta. Ora come allora e ancora più forte, continuo a parlarne. A ricordare che la sede storica del Liceo è in Corso Vittorio Emanuele nel centro storico di Trapani. A ricordare che non si può permettere quest'apparente deriva della società a farsi scivolare tutto addosso.

Nel 2016 sembrava fatta perchè Liceo torni al posto suo, ma ancora non mi risultano grossi passi in avanti.

Abbiamo il dovere di non mollare. Io continuo.













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