venerdì 7 ottobre 2016

Le panchine di San Pietro

La foto di un amico postata su Facebook ha aperto un varco spazio temporale di circa vent'anni riportandomi al tempo in cui, appena adolescenti, io e la mia comitiva di Sampitrari trascorrevamo le giornate, nei momenti in cui non eravamo a scuola, sulle panchine davanti alla chiesa di San Pietro.

Di fronte al tribunale, proprio lungo corso Italia, a Trapani, negli anni Novanta risistemarono i marciapiedi e posarono delle fioriere tra le quali stavano delle assi di legno che funzionavano da panchine su cui sedersi.


In realtà, per quel gruppo di ragazzini trapanesi - oggi, per il novanta per cento non più residenti a Trapani per lavoro - quelle panchine erano una sala operativa, un ponte di comando da dove si manovrava la vita di tutto il gruppo.


I primi baci, le liti, le risate pazze, i primi scooter, l'amicizia, il gioco... tutto rigorosamente senza Iphone, telefonini, internet. 


Tutto rigorosamente in una Trapani molto meno curata di oggi, ma sicuramente sempre bella per noi che ci siamo nati e c'abbiamo lasciato un pezzo di cuore.

Magari, poi, i Trapanesi sono - e lo sono stati molto più in passato - un po' apatici. Ma la città rimane comunque un gioiello.

E' vero, il lavoro non c'è ed è questa la prima ragione per cui a Trapani non si può vivere. E chi un lavoro a Trapani ce l'ha se lo tiene stretto, ma a condizioni spesso ai margini della legalità, quando non oltre e molto più vicino a un rapporto di padronanza.

Ed è vero, Cultura non ha mai fatto rima baciata Trapani.



Nel 1843 circa, grazie ai cittadini che vi contribuirono in maniera determinante con una pubblica sottoscrizione, ebbe inizio la costruzione del "Regio Teatro Ferdinando", meglio noto come Teatro "Garibaldi", distrutto sì dalle bombe della seconda guerra mondiale, ma definitivamente demolito dalla noncuranza dei Trapanesi che decisero non di ristrutturarlo, ma di abbatterlo del tutto, cancellando un'immagine simbolo di un'epoca di splendore economico che per Trapani è stata l'ultima.

Più recentemente, è toccato al mio Liceo, un monumento alla cultura trapanese. La storia della ristrutturazione della sede storica del Liceo Classico Ximenes in Corso Vittorio Emanuele ha un sapore tutto nostrano, un misto di trascuratezza e noncuranza.

L'ex Collegio dei Gesuiti di Trapani ex sede del Liceo Classico è per me un tema particolare, essendo uno dei suoi ex alunni. 


Ma potrei citare ancora l'Ospedale vecchio e tutta la questione legata al fatto che non nascono più Trapanesi. O la storia dell'Ente Luglio Musicale Trapanese. Quest'anno - come anni addietro - sull'orlo di chiudere definitivamente i battenti.

Probabilmente, in questo istante leggendo staranno pensando: "Ma chi sta dicennu stu chissu? N'Trapane ci vole u travagghiu!!!"


Caro lettore che mi stai dedicando il tuo tempo, ti dirò che è proprio così che il lavoro l'hanno portato via e adesso lo propongono come un miraggio. Una casa non viene giù d'un botto. Prima si indeboliscono le fondamenta e poi cade. 

Proprio così sono riusciti a far credere che non parlando, stando zitti, buoni, votando per chi si doveva votare, ecco, in questo modo, stavano demolendo un pezzo di futuro! (leggi a proposito un altro mio post Il campetto dei sogni)

Cambierà, non cambierà... questo non credo di avere le capacità per capirlo nè oggi, nè in futuro. La mia speranza, che è il mio dovere verso i miei figli, è che ciascuno, giorno per giorno, non accetti l'idea che niente può cambiare. 


Per Trapani sarebbe una svolta epocale.

Intanto, mi basterebbe leggere sui giornali che il mio vecchio Liceo tornerà in Corso Vittorio Emanuele, là dove la storia di Trapani gli ha dato posto, ristrutturato e fruibile non soltanto dagli studenti di oggi e di domani, ma anche e soprattutto dai Trapanesi. O che si tornasse a parlare di un reparto nascite in Centro.


Vorrebbe dire che Trapani e la Cultura avrebbero fatto pace. Vorrebbe dire che i Trapanesi avrebbero alzato a testa.

Io mi consolo pensando ai miei ricordi trapanesi, seguendo e parlando delle sue avventure sportive e curando il mioBlog, minuscolo mattoncino della memoria trapanese.

(scritto in origine il 21 ottobre 2012 da me)
Reazioni:

1 commenti:

Michele Giuseppe Marrone ha detto...

A.S. Oggi, 21 Ottobre 2012, grazie alla FAI Marathon (manifestazione della fondazione) siamo riusciti a riaprire la sede storica del Liceo Ginnasio Statale "L. Ximenes" e dopo una veloce ripulita dell'entrata e del portico ad opera di alcuni volontari (tutti studenti del Liceo), siamo riusciti a far entrare e far visitare (per quanto possibile) l'Istituto.

Leggendo e rileggendo questo articolo non posso fare altro che pensare alle parole (o meglio la parola, seppur ripetuta più volte) che ho sentito dire oggi. Non dette dal "trapanese generico medio", ma dal primo cittadino della nostra città, il nostro caro sindaco, che davanti alla situazione di palese degrado in cui si trova il NOSTRO (è lo definisco tale perché lo reputo un bene dell'intera cittadinanza) Liceo Classico, continuava a ripetere l'avverbio "BENE" con un fare da filosofo -come illuminato dal sapere, che impregna le mura dell'Istituto- distaccato dal mondo esterno, tanto da fingere di non accorgersi delle persone che gli stavano attorno (facendo pensare che lui, lì, non ci sarebbe voluto venire e che la sua "visita" sia stata la tipica performance di "panza e presenza")...concludo riprendendo l'argomento clou dell'articolo: ovvero l'apatia dei trapanesi; infatti mi si trova pienamente d'accordo sul fatto che ormai la società s'è distaccata da quelli che dovrebbero i valori e gli interessi reali. Ma d'altronde come si può criticare il povero trapanese generico medio quando lo stesso sindaco, colui che dovrebbe essere l'esempio per la cittadinanza, se n'è piacevolmente distaccato?

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