sabato 11 febbraio 2012

Il mio Liceo


Mercì! ... ma come si dice prego in francese? De rien, Pietro. De rien!

Ai tempi del Liceo avevo un amico carissimo. Non condividevamo propriamente i giorni e le notti, ma passavamo veramente tanto tempo insieme e in compagnia degli altri amici della comitiva. E, soprattutto, discutevamo e discutevamo e discutevamo, a volte anche in una distonia che creava perfetta sintonia.

Il gruppo era composto perlopiù da compagni di scuola trapanesi, allargato a qualche "esterno" custonacioto. 

La scusa era quella di studiare insieme, in realtà ricordo pochissime volte in cui si è studiato, ma ricordo un'infinità di volte in cui si apriva il "dibattito della giornata scolastica", una sorta di rotocalco - per fortuna non televisivo, ma strettamente casalingo - che andava in scena giornalmente in cui ciascuno recitava la sua parte, il suo ruolo. 

Argomento principe, per noi tutti alunni della sezione D, non potevano non essere le bizze cerebrali di un’amatissima professoressa e signorina del Liceo trapanese, smanie che avevano un vasto repertorio: dalle scenate di isterismo sulla preparazione degli studenti alle “fughe” dalla classe quando qualcosa non andava per il verso che voleva.

La scena più “simpatica” per descrivere questo scontro impari tra me (che ero anche rappresentante degli alunni) e la professoressa di italiano e latino della sezione D nonché vice preside del Liceo “Ximenes” di Trapani  in quegli anni si consumò in una giornata qualunque di fine quadrimestre della mia seconda liceo.

La Signorina aveva iniziato a spiegare all’inizio dell’anno scolastico, a settembre, quando ancora le aule della scuola erano deserte perché - un po' per gli scioperi contro la riforma dell'allora Ministro della Pubblica Istruzione D’Onofrio, un po' per l’estate che difficilmente a Trapani lascia il passo all’autunno - gli alunni decidevano più per i forfait che per le sue spiegazioni di Boccaccio e Dante (che in futuro, quando non più ricollegati a lei, ho imparato ad apprezzare). 

E, poi, tra una cosa e l’altra era già novembre, le vacanze di Natale, le interrogazioni di fine quadrimestre.

Insomma, l’amata professoressa si era messa in testa che, come per un corso di universitari, siccome lei aveva prestato le sue spiegazioni e aveva mandato avanti il programma, alle predette interrogazioni noi alunni avremmo dovuto studiare un centinaio scarso di pagine. 

Ora, a distanza di anni e dopo avere studiato in pochi giorni centinai e centiania di pagine, mi viene da sorridere. 

Allora però, un po’ meno! Mi sentivo preso in giro, istigato da un potere che pensava di poter chiedere tutto e alla fine te lo chiedeva. Un giorno, quindi, decisi di chiedergli delucidazioni, davanti a tutti ovviamente.

Mi scusi professoressa, ma quanto tempo pensa di darci per studiare tutta questa roba?

Il tempo lo avete avuto – rispose con il suo dolce tono da angelo a cui avevano strappato appena le ali - Ora dovete solo farvi interrogare.


A quella risposta, seguirono una serie di interrogazioni-scena muta che corrispondevano ad altrettanti 3 e 4 a facci tagghiata!

Riunione d’emergenza. Assemblea di classe straordinaria per decidere la via da seguire. 

Non fu facile, ma riuscii a convincerli tutti, anche Giulia, che si sarebbe messa a piangere in quel momento e avrebbe smesso dopo anni per aver detto un si a una così “sventurata” decisione.


Il giorno dopo l’assemblea, tutti sapevano tutto. Ogni mossa era stata calcolata e ormai non potevamo tornare indietro. Io avevo dubbi sulla tenuta del piano perché pensavo che qualcuno proprio all’ultimo si sarebbe tirato indietro facendo crollare tutta l’impalcatura.

Va bene, allora è deciso – dissi – appena lei dice di no alla nostra richiesta di avere più tempo, ci alziamo e andiamo tutti dal Preside.

E così fu.


Professoressa, noi avremmo bisogno di qualche settimana di tempo per studiare la mole…

Ahhhhhhhhhhh! Non m’interessa, sono problemi vostr…

Ci siamo alzati tutti. Come uno spot di qualche anno prima sull’uso del preservativo. Rimase inebetita per qualche secondo. Gli avevamo reso pan per focaccia. Per una volta, erano gli alunni che si alzavano e se ne andavano. E non lei che decideva di fare come voleva.

Poi tutti davanti all’Ufficio del Preside Pio D’Aleo, già professore del Liceo, nonché noto e compianto studioso trapanese. 

Piccolo, con una parlata incomprensibile, erudito, non solo colto, Pio D’Aleo sapeva mettere a disagio solo con gli occhi. 

Ma quella volta, seppur, paventando sospensioni e azioni disciplinari, non andò oltre a una nota per tutta la classe sul registro. E poi, in effetti, non abbiamo avuto l'ascolto che cercavamo con quell'azione.

Quella volta, quell’atto di “educata indisciplina” non risolse nulla, ma me lo riordo ancora come qualcosa di “anormale”, di "rivoluzionario" per quel Liceo, dove gli alunni sembravano, a volte, più una massa di pecore che un gruppo di ragazzini.


Il mio Liceo è stato così. Del mio Liceo, per fortuna, ricordo Altri Professori, maestri di vita. 

Ingrassia, che ha cercato di insegnarmi a scrivere l’Italiano con i risultati che potete leggere. Amato, che tentando di farmi capire il moto rettilineo uniforme, l’attrito e la gravità disegnava il “diagramma delle forze della mia vita”. Incandela, che non gli avremmo aperto un fansclub, ma già allora era Giustina e ci insegnava che l’Arte sembra, soltanto la parte più superficiale dell’Essere. Bruno, che di Greco non mi ha passato granchè, ma mi ha fatto conoscere l’amore per lo studio e per la cultura, che avrei scoperto anni dopo.


Del mio Liceo vorrei ancora avere gli amici e il tempo che avevo allora. Vorrei potermi togliere lo sfizio di farmi una passeggiata tra gli enormi corridoi dove condussi gli scritti della mia Maturità; di entrare in quella che era la Biblioteca e che vidi come fosse fatta, la prima volta, il giorno dell’esame orale per la mia Maturità. Del mio Liceo vorrei che, oltre a recuperare le mura, si cercasse di recuperare tutti gli alunni che nel corso degli anni sono andati via da Trapani per studio e lavoro. Del mio Liceo vorrei si ritrovasse la forza della storia e della cultura che ha insegnato per anni a migliaia di Trapanesi, con la T maiuscola, Trapanesidentro.

E ancora oggi quando qualcuno mi dice con un po’ di pumata trapanise “mercì!”, io rispondo pensando alla sigaretta fumata in ballatoio e a quando imparai a rispondere “De rien, Pietro. De rien!”. Non sapendo allora che stavo imparando anche a vivere.


Trapanesedentro

Ex alunno del Liceo Classico “Leonardo Ximenes” di Trapani dal settembre 1994 al luglio 1999.



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